giovedì 22 maggio 2014

Treccani Marcovaldo (lavoro di Julia)


LESSICO FONDAMENTALE PER LA  COMPRENSIONE DEL TESTO


Sostantivi

Manovale                             Panchina                           Stormo
Uomo di fática                     Guanciale                          Beccaccia
Caposquadra                        Idratante                           Piccione
Disoccupato                        Triciclo a furgoncino         Anatra
Spazzino                               Biancheria                          Vischio                    
Lavandaia                             Lampione                            Leprotto              
Caporeparto         Scritta         Api
Postino                                  Impiastro                            Vespa                 
Bigliettaio                              Granello                             Sorcio                
Vaccaro                                  Comignolo                        Rondine                                                                                                                                                          
Mungitore                                                                          Mandria                                                                                                                                                                            
Allevatore                                                                           Muso
Vigili notturno                                                                    Cociotto
Pompiere                                                                             Sciame
Cassiera                                                                                Tinca
Magazziniere                                                                       Branco
Renaioli                                                                                                                                                                                        
Aggetivi

Occhialuto         Paonazo          Esitante       Guantate      Paludoso
Sconfinato         Sfocato             Agiato         Inconsueto  Intorpidito

Verbi

Chinarsi      Scaricare     Spalare       Arrampicare       Scrollare  
 Pigiare         Smitare       Svitare       Avvitare              Ammuchiere

Connettivi

Piuttosto         Pure         Accadde che            Dovunque
 Tranne            Almeno                                      Anziché

LESSICO    LEGATO  ALLA   TRAMA


Sostantivi

Monello        Monellaccio        Scoperta         Traccia         Babbo    
Tabellone pubblicitario          Corona d’alloro     Tizio       Cicca     
Ceppo          Guarito                 Pigione           Sfratto     Villeggiatura   
Coperchio    Fagotto                Posate            Abbaino        Mansarda 
Pietanziera     Siccità                Osteria           Isolato            Baratro  
Casamento           Banco                  Orlo                 Fionca          Ubriaco
Ghiaino-(ghiaione)                   Sassolino         Concorrente      Rena  
   
Aggettivi    

Appiccicato       Smarrito      Spiegazzato      Polveroso   Grave
Medessimo       Fioco  
         
Verbi

Inveire      Russare          Zufolare          Ammettere     Amucchiare  
Sputare    Pungere         Pascolare        Spostare        Affezionarsi   Galleggiare

Connettivi

Accanto a         Anzi        Infatti     Ormai      Insomma           Dunque 
Intanto             Inquanto ché         Invece     Innanzi       

LESSICO CHE TI ABBIA COLPITO


Sostantivi

Polline          Aiola           Zampillo          Zuppiera        Fruscio  
Autosprazzaneve          Ragnatela        Gobba            Rottame    
Corriera  Menzognero  Catino              Branda           Callifugo
Pioppi                               Stoccafisso      Fiaba             Bomboccione 
                  
Aggettivi

Tondo      Spilungone       Rannicchiato      Sbiadito  
     
Verbi

Affacciarsi      Trascinare      Tubare        Strizzare       Sfrecciare

Connettivi

Man mano     Ossia

ESPRESSIONI
In cagnesco         Richiusa con mal garbo     Avere il cuore in gola
A capofitto              S’era messo fresco            Stivali a mollo
 Far la spola             A casaccio                          Un soldo
Fiasco di barbera                                                Galopava alla calcagna

        


mercoledì 21 maggio 2014

Marcovaldo (Guardiani dei paragrafi: Dionís e Miguel Ángel)

Chi ha l'occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.
(la velleggiatura in panchina)


"Papà" dissero i bambini, "le mucche sono come i tram? Fanno le fermate? Dov'è il capolinea delle mucche?"

"Niente a che fare coi tram" spiegò Marcovaldo, "vanno in montagna."
"Si mettono gli sci?" chiese Pietruccio.
"Vanno al pascolo a mangiare l'erba."
"E non gli fanno la multa se sciupano i prati?"

(Viaggio con le giucche)

Marcovaldo si portava ogni giorno il pranzo in un pacchetto di carta da giornale; seduto sulla panchina lo svolgeva e dava il pezzo di giornale spiegazzato al signor Rizieri che tendeva la mano impaziente, dicendo: – Vediamo che notizie ci sono, – e lo leggeva con interesse sempre uguale, anche se era di due anni prima.
Così un giorno ci trovò un articolo sul sistema di guarire dai reumatismi col veleno d'api.
Sarà col miele, – disse Marcovaldo, sempre propenso all'ottimismo.
(La cura delle vespe)

Un giorno, sulla striscia d'aiola d'un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lí prendeva ogni mattina il tram.

Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l'attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto.

(Funghi in città)


Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Per tutta la giornata il gran daffare della popolazione produttiva era il produrre: producevano beni di consumo.
(Marcovaldo al supermarket)


   Le vie e i corsi s'aprivano sterminate e deserte come candide gole tra rocce di montagne. La città nascosta sotto quel mantello chissà se era sempre la stessa o se nella notte l'avevano cambiata con un'altra? Chissà se sotto quei monticelli bianchi c'erano ancora le pompe della benzina, le edicole, le fermate dei tram o se non c'erano che sacchi e sacchi di neve? Marcovaldo camminando sognava di perdersi in una città diversa... 
(La città smarrita nella neve)


Se continuava a fare dei muretti così, poteva costruirsi delle vie per lui solo, vie che avrebbero portato dove sapeva solo lui, e in cui tutti gli altri si sarebbero persi. Rifare la città, ammucchiare montagne alte come case, che nessuno avrebbe potuto distinguere dalle case vere. O forse ormai tutte le case erano diventate di neve, dentro e fuori; tutta una città di neve con i monumenti e i campanili e gli alberi, una città che si poteva disfare a colpi di pala e rifarla in un altro modo
(La città smarrita nella neve)

– Papa, quel bambino è un bambino povero? – chiese Michelino.
Marcovaldo era intento a riordinare il carico del furgoncino e non rispose subito. Ma dopo un momento, s'affrettò a protestare: – Povero? Che dici? Sai chi è suo padre? È il presidente dell'Unione Incremento Vendite Natalizie! Il commendator...
S'interruppe, perché non vedeva Michelino. – Michelino, Michelino! Dove sei? – Era sparito.
(I figli di Babbo Natale)

Un giorno di nevicata, nel giardino erano tornati tanti gatti come fosse primavera, e miagolavano come in una notte di luna. I vicini capirono che era successo qualcosa: andarono a bussare alla porta della marchesa. Non rispose: era morta.
(II giardino dei gatti ostinati)

“Trovarono ancora funghi per tuttie, in mancanza di cesti, li misero negli ombrelli aperti. Qualcuno disse: sarebbe bello fare un pranzo tutti insieme!- Invece ognuno prese i suoi funghi e andò a casa propria.
Ma si rivedero presto, anzi la stessa sera, nella medesima corsia dell´ospedale, dopo la lavatura gastrica che li aveva tutti salvati dall´avvelenamento: non grave, perché la quantità di funghi mangiate da ciascuno era assai poca.
Marcovaldo e Amadigi avevano i letti vicini e si guardavano in cagnesco.”
                                                                                                Cap. 1 “funghi in città”

“Marcovaldo stava dicendo ai suoi pazienti:- Abbiate pazienza, adesso arrivano le vespe,- quando la porta s´aperse e lo sciame invase la stanza. Nemmeno videro Michelino che andava a cacciare il capo in un catino d´acqua: tutta la stanza fu piena di vespe e i pazienti si sbracciavano nell´inutile tentativo di scacciarle, e i reumatizzati facevano prodigi d´agilità e gli arti rattrappiti si scioglievano in movimenti furiosi.
Vennero i pompieri e poi la croce rossa. Sdraiato sulla sua branda all´ospedale, gonfio irreconoscibile dalle punture, Marcovaldo non osava reagire alle imprecazioni che dalle altre brande della corsia gli lanciavano i suoi clienti.”
                                                                                                 Cap. 5 “la cura delle vespe”

“Con in corpo il calore del vino, Marcovaldo camminò per un buon quato d´ora, a passi che sentivano continuamente il bisogno di spaziare a sinistra e a destra per rendersi conto dell´ampiezza del marciapiede (se ancora stava seguendo un marciapiede) e mani che sentivano il bisogno di tastare continuamenti i muri ( se ancora stava seguendo un muro). La nebbia nelle idee, camminando, gli si diradò; ma quella di fuora restava fitta.”
                                                                                              Cap. 12 “la fermata sbagliata”

“- Ma sui prati ci estavi? Quando le bestie pascolavano?...
- Non s´aveva mai tempo.  Sempre qualcoasa da fare. Per il latte, le lettiere, il letame. E tutto perché cosa? Con la scusa che non avevo il contratto di lavoro, quanto m´hanno pagato? Una miseria. Ma se ora vi credete che ve ne dia a voi, vi sbagliate.”


                                                                                    Cap.10 “un viaggio con le mucche”


giovedì 10 aprile 2014

La solitudine dei numeri primi

1. Stabilire una connessione tra la storia narrata e il titolo del obro.
2. I conflitti di Mattia.
3. La scelta di Mattia di andarsene.
4. Condiscendenza di Alice di fronte alla scelta di Mattia di andar via.
5. Il fallimento di Mattia e Alice.
6. Lo stile del libro.

La solitudine dei numeri primi (paragrafi. José)

pag. 226
Nadia descrisse i cannoli pieni di ricotta fresca e puntellati di minuscole scaglie di cioccolato nerissimo , come li facevano nell´unica pasticceria del suo piccolo paese d´origine. Mentre li descriveva tenne gli occhi chiusi e portò le labbra in dentro , come se potessero conservare ancora un po´di quel sapore .

pag. 251
C´era stata quella volta e ce n´erano state infinite altre, che  Alice non ricordava più , perché l´amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da lì evapora in fretta . Quello che rimaneva adesso era un arrossamento tenue, quasi invisibile sulla sua pelle tirata, nel punto in cui Fabio l´aveva colpita con un calcio .

pag. 260
" Non sono affari miei "disse, senza guardare  Alice ." Ma tu devi andare là dentro . Da Fabio , oppure da un altro medico ". 
Alice  fissava  Crozza . Il suo sconcerto iniziale lasciava già spazio alla rabbia . La strata era silenciosa . Tutti quanti erano rintanati in casa o in un bar per il pranzo . Le foglie dei platani ondeggiavano senza fare rumore .

pag. 265
Mattia guardò di nuovo la fotografia che Alice gli aveva espedito . Erano loro due insieme , di fronte al letto dei genitori di lei , travestiti da sposi con quegli abiti che sapevano di naftalina . Mattia aveva l´aria rassegnata , mentre lei sorrideva . Con un braccio gli cingeva la vita . L´altro reggeva la macchina fotografica e spariva in parte dall´inquadratura , come se ora lei lo tendesse verso di lui, adulto, per accarezzarlo .

pag 278
Alice gli aveva inviato la foto di una torta con la scritta un po´sbilenca   Buon  Compleanno , fatta di fragole tagliate a metà . Dietro aveva firmato solamente  " A " puntato e non aveva aggiunto nulla . La torta l´aveva fatta lei , per il compleanno di Mattia , e poi l´aveva gettata nell´immondizia tutta intera .
  

La solitudine dei numeri primi (paragrafi. María José)

Quando i due gemelli erano ancora piccoli e Michela ne combinava una delle sue, come lanciarsi con il girello delle scale oppure incastrarsi un pisello su per una narice, che poi bisognava portarla al pronto socorso per farglielo estrarre con delle pinze speciali, loro padre si rivolgeva sempre a Mattia, il primo ad aver visto la luce  egli diceva la mamma aveva l’utero troppo piccolo per tutti e due.
“Chissà che avete combinato dentro quella pancia” diceva “Mi sa che froza di dare calci a tua sorella le ahi procurato qualque danno serio”.



“È l’unica cosa che so fare” disse lui, peano. Avrebbe voluto dirle che studiare gli piaceva perché puoi farlo da solo, perché tutte le cose che studi dirle che le pagine dei libri di scuola hanno turre la stessa temperatura, che ti lasciano il tempo di scegliere, che non fanno mai male e che tu non puoi far loro del male.
Ma rimase in silenzio.



Denis pensò che a lui non piaceva nessuna delle quattro, che voleva soltanto ache si levassero da davanti e lo lasciassero tornare da Mattia. Che gli restava soltanto un’ora per stare con lui e per guadarlo esistere anche di notte, nell’ora in cui, solitamente, non poteva fare altro che immaginarselo nella sua stanza, a dormire sotto lenzuola di cui non conosceva il colore.




Veniva ogni giorno a fare nulla. Le infermiere si occupavano già di tutto. El suo ruolo era quello di parlare a sua madre, immaginava. In molti lo fanno, si comportano come s i malati fossero in grado di asclotare el pensiero, in grado di capire chi sta in piedi di fianco a loro e dialoga nella propia testa, come se la malattia potesse aprire tra le persone un diverso canale di percezione.